Home NEWS Fatti brillare gli ordigni bellici rinvenuti in zona Punta Alice a Ciro Marina

Fatti brillare gli ordigni bellici rinvenuti in zona Punta Alice a Ciro Marina

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Ieri 22 novembre 2018 e oggi, gli artificieri del Nucleo Sdai (Servizio difesa antimezzi insidiosi) della Marina Militare di Taranto, hanno effettuato l’operazione di bonifica.

Sono stati fatti brillare i due proiettili di cannone 100/47, rinvenuti e segnalati il 5 novembre dall’esperto sub Vittorio Papaianni a circa 15 mt dalla battigia, nei pressi del relitto “Regia Torpediniere Lince”, in località Punta Alice del Comune di Cirò Marina.

Ieri 22 novembre 2018 e oggi, gli artificieri del Nucleo Sdai (Servizio difesa antimezzi insidiosi) della Marina Militare di Taranto, hanno effettuato l’operazione di bonifica.

Come ci riferisce il sub cirotano Vittorio Papaianni, tutte le operazioni sono state condotte dal comandante, il tenente di vascello Mirko Leonzio. L’intervento meticoloso dei militari è andato bene, e hanno, però, accertato che il siluro è privo di esplosivo.
Stanti le verifiche, eseguite dagli esperti, Papaianni intende, adesso, chiedere l’autorizzazione per prelevare il siluro dai fondali, affinché venga esposto all’interno del centro servizi “Lince”, sorto nell’area portuale.
Ricordiamo che sui fondali marini della città di Cirò Marina giace il relitto della torpediniera Lince, una delle unità della Regia Marina Militare italiana, che s’incagliò nel mare di Punta Alice il 4 agosto del 1943 e fu affondata il 28 agosto del 1943 dal sommergibile inglese Ultor.
Il sommergibile nemico lanciò due siluri, facendo saltare in aria la poppa della nave con a bordo il capitano di corvetta, Riccardo Papini e nove marinai.
La fortissima esplosione investì anche il peschereccio della famiglia Martino, che si trovava a 20-30 metri dalla riva e a qualche metro di distanza dalla Lince, e provocò la morte di un bambino cirotano, Salvatore Francesco Tridico, che, quella mattina, era sulla spiaggia ed era stato accolto sull’imbarcazione a remi, perché voleva assistere alla pesca. Attualmente il sub Vittorio Papaianni e l’ex marinaio Nino Trifirò sono divenuti i custodi del relitto.

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